Depressione e grandiosità: due facce della stessa medaglia?

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Depressione e grandiosità: due facce della stessa medaglia?

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L’individuo che chiameremo “grandioso” è colui che ha fondato la propria autostima sulla propria immagine la quale dipende per sostenersi dall’ammirazione e dal riconoscimento esterno. Si tratta di una splendido castello di cartapesta privo di fondamenta che tutti osservano a bocca aperta, incantati da così tanto splendore.

Gli individui grandiosi sentono il dovere di esser i primi, di fare tutto ciò che fanno nel modo migliore, di primeggiare, altrimenti è la catastrofe e finiscono preda di un profondo senso di vuoto depressivo.

Esistono individui capaci di elaborare e sopportare senza deprimersi gravemente la perdita del successo, della bellezza, l’arrivo dell’invecchiamento e così via. Ci sono invece persone molto dotate e stimate ma che soffrono di gravi depressioni.

Come mai si verifica tutto ciò?

Si è liberi dalla depressione solo quando la nostra autostima è ben radicata nell’autenticità dei nostri sentimenti. Riconoscere, accettare e vivere le proprie emozioni autenticamente, senza ingannare se stessi consente di costruire un castello con solide fondamenta.

Se ad esempio siamo tristi e proviamo dolore, è sano prendersi il tempo per riconoscere questa emozione, ascoltarsi, porsi delle domande e prendersi cura di sé. Ovvio passeremo qualche giorno in cui non siamo al top e magari anche le persone che ci circondano se ne accorgeranno, ma le emozioni hanno anche questa funzione e solo elaborandole e vivendole possiamo costruire una personalità solida.

Probabilmente i visitatori che passeranno davanti al nostro castello in quei giorni lo troveranno più buio del solito e meno splendente, ciò è necessario per poter solidificare la base, le fondamenta interiori. Qualcuno potrebbe fermarsi e offrirci  il suo aiuto. Siamo disposti ad accettarlo?

Gli individui “patologicamente grandiosi” non possono tollerare che il proprio castello sia meno splendente del solito, investono tutte le proprie energie per curare la facciata, i vialetti dell’ingresso, il giardino e tutto ciò che può essere ammirato e osservato dall’esterno. Così facendo si disconettono dalle fondamenta, non avvertono più gli scricchiolii di qualche danno strutturale o di qualche problema profondo. Si sono abituati ad anestetizzarsi, a non sentire, a non perdere tempo con emozioni “negative”. Quando però, nonostante gli sforzi, l’ammirazione proveniente dall’esterno si riduce, ecco che si trovano soli, nel vuoto terrifico di stanze interne aride e fredde.

Il crollo dell’autostima che si verifica nell’individuo grandioso mostra in modo molto lampante che la sicurezza ostentata era priva di fondamenta, un castello di cartapesta che crolla a terra con la prima folata di vento. Raso al suolo.

Sono persone vittime in primis di se stessi, bambini che non hanno potuto sviluppare alcun elemento autentico che in seguito avrebbe potuto fornire loro un valido appiglio. È in seguito a questo crollo di autostima che gli individui “grandiosi” spesso sviluppano una grave depressione.

Ora vediamo i vari modi in cui la depressione può combinarsi con tratti di personalità “grandiosi”:

  • Dopo tanti anni di successi e splendore la depressione può comparire in seguito ad una grave malattia o all’invecchiamento. In questo caso,  la personalità si fonda principalmente su un solo aspetto, ad esempio la bellezza o il fascino, e con il passare del tempo esse verranno meno. Spesso il conquistatore compulsivo non fa altro che allontanare angosce abbandoniche e sentimenti inespressi che si faranno sentire tutte in una volta quando verrà meno la maschera della grandiosità.
  • Ci sono persone che invece vivono alternando fasi diverse tra grandiosità e depressione. Si tratta di due facce della stessa medaglia. Ad esempio immaginate la rockstar che osserva lo stadio pieno di fun e si rispecchia nello splendore del pubblico entusiasta, vivendo sentimenti di onnipotenza e grandezza. Se la sua attività lavorativa non si fonda su creatività ed espressione artistica ma prevalentemente su bisogno di ammirazione e rispecchiamento, l’indomani lo attenderà un forte senso di vuoto, associato a vergogna e umore depresso. Se il successo serve solo a negare bisogni arcaici insoddisfatti non farà altro che portare un sollievo momentaneo. Non è necessario essere delle rockstar per sperimentare queste dinamiche. Chi agisce in questo modo attraverso l’ammirazione e il riconoscimento cerca incosciamente di colmare bisogni infantili insoddisfatti. Solo che quel bambino non esiste più e i successi del presente non possono colmare vecchie lacune. L’antica ferita non può guarire finchè viene negata. La depressione che sperimentano queste persone in tale fase avvicina alla ferita, ma poi è necessario concedersi di vivere la proprio sofferenza e il lutto per ciò che si è perduto, solo ciò consente di rimarginarla realmente.
  • Può succedere che persone “grandiose” riescono a mantenersi disconnessi dalla propria autenticità tutta la vita, senza mai sperimentare fasi depressive. Si tratta di individui in grado di scongiurare incombenti depressioni mediante prestazioni sempre più sfavillanti. Non di rado però queste persone proiettano sui familiari le proprie componenti depressive: sminuendo e controllando gli altri rimarcano il proprio valore. Non è un caso che spesso queste persone abbiano partner con marcati tratti depressivi. In tal modo la depressione resta all’esterno. Preoccupandosi del povero partner depresso, ci si sente forti e indispensabili ma ci si sta dimenticando si se stessi, dei propri sentimenti più autentici.

 

Un umore depresso, in questi casi, può segnalare che parti negate del sé (sentimenti, fantasie, emozioni, angoscie) si stanno rafforzando e hanno bisogno di emergere poiché non riescono ad esprimersi attraverso la maschera della grandiosità.

La depressione quindi in questi casi, può essere intesa come un segnale diretto della perdita del sé, perdita che consiste nel negare le proprie reazioni emotive e le proprie sensazioni.

 

Fonte: Il dramma del bambino dotato e la ricerca del vero sé, di Alice Miller

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