La TRISTEZZA. Non tutti i mali vengono per nuocere

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La TRISTEZZA. Non tutti i mali vengono per nuocere

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Aver voglia di piangere, sentire di non poter smettere di piangere, sentirsi svogliati, vuoti e privi di energia, avere voglia di ripiegarsi su se stessi, sentire che niente può dare piacere, sono tutte manifestazioni tipiche della tristezza. Proviamo tristezza quando percepiamo che un nostro scopo è stato compromesso ma il danno non compromette scopi etici ed esistenziali, generalmente non c’è generalizzazione ad altri ambiti o situazioni.

Qualcuno potrebbe pensare che la tristezza non serva a nulla, che sia un’emozione spiacevole da scacciare il più velocemente possibile. Effettivamente viviamo in una società che tende a voler celare e allontanare la tristezza immediatamente e a tutti i costi. Frasi del tipo: “La vita è una sola, non stare in casa a piangere, esci e divertiti..”, sono espressioni tipiche del nostro tempo in un alcuni casi adeguate ma non in tutti. La tristezza, come la maggior parte delle emozioni che proviamo, ha una sua funzione ben specifica. In primis consente all’individuo di adattarsi ad una situazione non desiderata, prendendo atto che è avvenuta una perdita (un abbandono, un lutto ecc) e consentendogli di riflettere su quello che accade, sui problemi della vita di ogni uomo e consentendo di elaborare soluzioni nuove.

Inoltre, dal punto di vista evoluzionistico la tristezza fa si che le persone che ci stanno acconto ci diano una mano nei momenti di difficoltà, recandoci sollievo e sostegno, quindi da questo punto di vista la tristezza serve per mantenere e creare legami si supporto sociale.

È importante perciò prendersi del tempo nel momento in cui si prova tristezza per qualcosa, accettare questa emozione e viverla, senza occultarla a tutti i costi. Frasi del tipo “sorridi sempre anche quando sei triste”, sono frasi che spesso si sentono ma che possono essere ben poco utili, anzi, rinforzano sempre di più il meccanismo di occultamento di questo stato d’animo.

Perché la tristezza oggigiorno tende ad essere occultata? Sicuramente perché farsi vedere tristi è associato a segno di debolezza, oppure perchè si pensa che gli altri potrebbero ritenerci dei falliti, potrebbero approfittarne di noi, potremmo dare loro delle soddisfazioni, oppure perché è molto diffusa la concezione che la vita è una sola, breve e rapida a fuggire e che quindi bisogna cercare di godersi ogni singolo attimo al meglio! Ma chiediamoci, che cos’è il meglio?

Altre persone temono la tristezza perché hanno paura che si possa trasformare in depressione, in realtà tristezza e depressione sono due stati d’animo ben diversi. La depressione è la reazione a una valutazione della realtà in termini di perdita, intesa come compromissione irreparabile di uno scopo importante, si associa quindi ad una mancanza di speranza e ad aspettative negative su si sé, sul mondo e sul futuro che tendono  a generalizzarsi a quasi tutti gli ambiti di vita della persona, per questo motivo a livello comportamentale si osserva ritiro e passività. La tristezza invece, saltuariamente colpisce tutti noi e rimane circoscritta all’ evento specifico che si è verificato. Pensiamo ad esempio ad un ragazzo abbandonato dalla propria fidanzata, è normale che possa provare una profonda tristezza la quale può ridurre la sua voglia di uscire, di frequentare amici e di divertirsi per un certo periodo di tempo. Questo però consente al ragazzo di riflettere su di se stesso, sulla sua vulnerabilità e sul fatto che non sempre si può avere tutto sotto controllo. Si tratta di uno step necessario che, una volta superato, porta il ragazzo a riaffrontare la vita e magari ad intraprendere un’altra relazione con nuove consapevolezze personali e relazionali.

Spesso però si fatica ad accettare questa dimensione della vita emotiva, probabilmente perché non si accetta il senso di frustrazione che essa comporta o perché si ritiene che si possa fare affidamento esclusivamente su se stessi. Quando ci si sente tristi o soli allora si cerca di ricacciare questa emozione magari ritenendola una mancanza di forza, una debolezza di carattere. Quando non si accetta il proprio star male si comincia ad uscire sempre più spesso, a catapultarsi in modo compulsivo da una festa all’altra cercando di distrarsi a tutti i costi e limitando il più possibile il tempo che si passa in casa da soli con il proprio dolore. In questi casi il cosiddetto “pensiero positivo” poco conta, diventa un’illusione fine a se stessa. Autoconvincersi che va tutto bene, non equivale ad esserlo, ci si sforza di provare uno stato d’animo diverso da quello che realmente si sta provando, si tratta di una fatica inutile che regala solo stanchezza e false convinzioni. Se questo atteggiamento diventa un’abitudine allora può avere i suoi lati negativi. È utile distrarsi, stare con gli amici e farsi supportare quando si sta male (abbiamo spiegato prima l’importanza dei legami in questi casi) ma al tempo stesso bisogna riconoscere a se stessi che si sta passando un brutto periodo e cercare di prendersi qualche momento per vivere il proprio malessere. Solo così ci si concede il tempo per riflettere e trovare nuove strategie.

Al tempo stesso esistono persone  talmente terrorizzate dall’abbandono, dalla tristezza e dal dolore che questo comporterebbe da diventare eccessivamente disponibili e accomandanti davanti alle aspettative degli altri. Si presenta la cosiddetta paura della tristezza. In questi casi si verifica una forte repressione della rabbia e una tendenza all’accudimento della persona che si teme possa scappare. Così facendo si può instaurare una relazione profondamente asimmetrica, dove un partner ricerca e trova accudimento accanto all’altro che accudisce e se questi ruoli sono ben radicati nella due persone (magari per rispettive storie di vita personali) la relazione, pur non essendo equilibrata, può procedere per anni; oppure la relazione diventa fonte di frustrazione e il partner perennemente accudito, nonostante percepisca sicurezza, può stancarsi e perdere interesse nel rapporto. Questo rende insoddisfatti entrambi i partner, portando alla solitudine e alla tristezza. Scappando dalla solitudine, quindi si rischia di ritrovarsi soli.

Accettare il proprio dolore non è facile, ma è importante essere consapevoli che solo attraverso questa accettazione si può crescere emotivamente. La tristezza non deve essere scacciata a tutti i costi, se accettata, vissuta ed elaborata se ne andrà da sola!

 

 

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