Quando non rispettiamo noi stessi? Le emozioni: faro prezioso per il nostro viaggio

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Quando non rispettiamo noi stessi? Le emozioni: faro prezioso per il nostro viaggio

Porto-Faro-Palau

La maggior parte delle persone che arrivano nel mio studio lo fanno per cercare di risolvere una sintomatologia che interferisce con il vivere quotidiano.

“Soffro di crisi di ansia, in quei momenti mi gira la testa, sto malissimo e voglio fuggire lontano”

“ Ho un pensiero ricorrente…temo di non aver chiuso bene la porta di casa…e il dubbio mi assale, allora provo a ripensare mentalmente al momento in cui l’ho fatto ma non riesco a recuperarlo…la testa si blocca e son costretta tornare indietro e controllare più volte se ho effettivamente chiuso la porta…questo rituale è estenuante e mi porta via un sacco di tempo…”

“Il mio problema è legato al cibo…soprattutto quando è sera e sono a casa da sola perdo il controllo sul cibo…apro il frigorifero e mangio tutto quello che mi trovo davanti…perdo completamente il controllo…dopo mi sento in colpa, provo rabbia nei confronti di me stessa…ho la nausea e mi sento gonfia…”

“Sono parecchi mesi che non dormo la notte….ho frequenti dolori all’addome e allo stomaco…ho poco appetito e mi è capitato di svenire al lavoro. Ho fatto alcuni esami medici di controllo e il dottore mi ha detto che è tutto a posto….solo stress…nell’ultimo periodo penso continuamente al lavoro, è un pensiero fisso…ma si tratta di un periodo importante per la mia carriera e non posso fermarmi”.

Questi sono alcuni dei sintomi che ci possono portare a stare male e a dover chiedere l’aiuto di un esperto. Proviamo ad approfondire nello specifico gli ultimi due casi: quello di Giulia, ragazza di 33 e il caso di Valerio, uomo di 35 anni.

Giulia è una ragazza che si presenta per un problema alimentare, riferisce frequenti abbuffate durante le quali ha la percezione di perdere il controllo. Successivamente prova intensi sensi di colpa e di  rabbia nei confronti di se stessa. Con il procedere della terapia, Giulia riferisce di vivere da alcuni anni una relazione sentimentale altalenante fatta di alcuni alti e di tanti bassi con un uomo che spesso la tratta male e la umilia. Giulia non prova rabbia o risentimento nei confronti di quest’uomo, cerca di fare il possibile per “salvare il salvabile” poiché ritiene che tra di loro nei momenti “buoni” ci sia una “sintonia perfetta”. Inizialmente Giulia non crea alcun legame tra le abbuffate e l’insoddisfazione affettiva: il suo problema è il cibo e così le difficoltà relazionali passano in secondo piano. E se le abbuffate fossero un campanello d’allarme per la propria insoddisfazione relazionale?

Valerio invece è un uomo di 35 anni che lavora in un’azienda importante con ritmi lavorativi molto intensi e frequenti pressioni. La notte non dorme, soffre di dolori addominali, nella maggior parte del tempo libero i suoi pensieri ruotano intorno al lavoro, alla paura di non esser all’altezza delle sfide professionali e alle pressioni enormi alle quali viene sottoposto. Si sente talmente stanco ed esausto da non aver neppure l’energia per svagarsi con gli amici nel tempo libero e/o cercarsi una compagna di cui sente il bisogno. Nonostante i segnali che gli manda il  corpo Valerio non vuole ascoltarsi “questa è una grossa occasione di crescita professionale, non voglio fermarmi proprio ora! Non posso!” e così ricerca tecniche e strategie per poter addormentarsi  e “tenere a bada” le preoccupazioni. E se i sintomi psicosomatici di Valerio fossero un campanello d’allarme proveniente dal corpo che cerca di comunicare con lui, “fermati, hai superato il limite”?

Sia Giulia che Valerio non si stanno rispettando e ascoltando. Cercano di non sentire e di soffocare alcune emozioni preziose, che possono essere un faro nei momenti di buio.

Sia Giulia che Paolo ricevono dal proprio corpo segnali molto forti e a tratti travolgenti. Segnali del corpo che cerca di fare capire alla mente che qualcosa non sta più funzionando. Immaginate questi segnali come le spie rosse di un’automobile che sta andando ai 170km/h in autostrada. Valerio non guarda le spie, cerca di ignorarle dicendosi “non posso fermarmi adesso, non posso”. Giulia avverte che qualcosa non va ma è come se cercasse di spegnere la spia della benzina senza fare carburante. Il rischio per entrambi è quello di schiantarsi o di bloccarsi. Eppure nonostante i messaggi mandati dal proprio organismo entrambi tradiscono il corpo che “a modo suo” cerca di mandare loro un segnale.

Giulia inizialmente non riesce a sintonizzarsi con la parte di se stessa che prova rabbia ogni volta che il compagno la prende in giro davanti ai suoi amici o ogni volta che all’ultimo momento disdice gli appuntamenti; pensa di non averne il diritto, di non esser abbastanza per poter esprimere il proprio disappunto, sceglie la strada della comprensione e della giustificazione ad ogni costo e nei momenti di solitudine e vuoto entra in contatto con una profonda tristezza e un forte senso di indegnità personale “faccio schifo, mi consolo con il cibo”.

Al tempo stesso Valerio non riesce a dire no al lavoro e alle pressioni sempre più forti del proprio team lavorativo “Se dico di no la stima che il capo ha nei miei confronti potrebbe venir meno!! Ecc ecc”

Nel momento in cui Giulia e Valerio hanno incominciato un po’ alla volta ad ascoltarsi, ad elaborare e sentire le proprie emozioni, sono tornati padroni di se stessi e anche il loro corpo un po’ alla volta ha smesso di “farsi sentire”.

(Le storie che vi ho raccontato sono esempi, e i personaggi sono inventati prendendo spunto da storie di pazienti, ed esempi di vita reale).

 

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